GFAJ-1, sicuri si tratti di vita aliena?

Durante la settimana passata, numerosi giornali nazionali hanno riportato la notizia del ritrovamento di un batterio molto speciale, il GFAJ-1. Per fare chiarezza a riguardo ho deciso di intervistare il Prof. Gianni Dehò, Ordinario di microbiologia generale all’Università Statale di Milano.

Professore, molte testate del nostro e di altri paesi, nei giorni scorsi, hanno presentato la scoperta del batterio GFAJ-1 come il ritrovamento di vita aliena sulla terra. E’ corretta secondo lei questa presentazione?

Perché “vita aliena”? E’ stato isolato e studiato un batterio (denominato GFAJ-1) molto ma moltoterrestre (anzi, lacustre), molto simile alla maggior parte dei batteri che conosciamo. Appartiene al Phylum dei Proteobatteri gamma, come ad esempio il comunissimo e ben noto Escherichia coli. Cos’ha di alieno un proteobatterio? Credo che il titolo equivoco di “batterio alieno” nasca dall’affiliazione della prima autrice (Felisa Wolfe-Simon): NASA Astrobiology Institute, USA (lei però ha anche una seconda affiliazione: U.S. Geological Survey, Menlo Park, CA: l’astrobiologia ha i piedi per terra! Per forza, visto che non abbiamo oggetti biologici extraterrestri con cui giocare). Ma non basta essere finanziati dalla NASA perché quel che si tocca diventi alieno.

Se il GFAJ-1 non è alieno ma nasce sulla Terra, qual è la sua casa?

Come ci spiegano gli autori dell’articolo, GFAJ-1 è stato isolato dal Mono Lake, in California, un lago alcalino, ad alta concentrazione salina e con un notevole contenuto di arsenico.

Quindi ciò che ha reso “famoso” questo batterio è il fatto che si nutre di arsenico?

La dizione “che si nutre di arsenico” potrebbe essere accettabile (se le conclusioni del lavoro cui si fa riferimento fossero corrette) ma può trarre in inganno. Secondo gli autori, questo batterioutilizzerebbe arsenico (arsenato) nel menù dei suoi nutrienti essenziali al posto del fosforo (fosfato) che viene usato da tutti gli organismi cellulari viventi incluso il GFAJ-1. La cosa nuova e sorprendente sarebbe proprio la capacità di utilizzare l’arsenico quando manca il fosforo.

Chimicamente l’arsenico assomiglia molto al fosforo, e può sostituirsi ad esso in molte reazioni metaboliche. L’arsenico però ha una reattività diversa dal fosforo, e ciò lo rende tossico. Spesso le cellule viventi sono dotate di sistemi per “detossificare” l’arsenico, trasformandolo in forme non assimilabili. GFAJ-1 invece, secondo Felisa Wolfe-Simon e i suoi collaboratori, avrebbe imparato a utilizzarlo al posto del fosforo (pur continuando a usare e a preferire il fosforo). Se vera questa scoperta sarebbe di grande interesse e sarebbe ancora più interessante capire i meccanismi biochimici che permetterebbero a questo batterio di tollerare notevoli quantitàdi arsenico in sostituzione del fosforo nelle proprie molecole.

Purtroppo gli autori sono sì riusciti a far crescere questo batterio in laboratorio fornendogli arsenato e senza aggiungere “intenzionalmente” fosfato ma, come loro stessi ammettono, tracce (non irrilevanti) di fosfato erano presenti come contaminanti negli ingredienti che componevano il terreno di coltura del batterio (forse la NASA non ha dato finanziamenti sufficienti per comperare i reagenti un po’ più costosi privi di fosfato…). Ma gli autori non presentano prove dirette e inconfutabili che effettivamente l’arsenico abbia rimpiazzato il fosforo nel DNA, RNA, fosfolipidi, proteine fosforilate, nelle varie molecole che “trasportano” energia, eccetera. Insomma, di sicuro il batterio non è alieno, ma forse non è sicuro neanche che le cose stiano come sono state presentate.

Stiamo parlando di una forma di vita elementare completamente diversa da quelle fino ad oggi conosciute?

Veramente credo si tratti di una forma di vita per nulla elementare (è complessa come lo è ogni cellula batterica), “completamente uguale” a quelle che conosciamo e che (anche se le conclusioni del lavoro venissero confermate) avrebbe sviluppato un insolito meccanismo di adattamento. Un alieno autoctono, per usare un ossimoro.

Questa scoperta come cambierà le modalità di ricerca di vita su altri pianeti?

“Cercare” la vita su altri pianeti o su altre galassie era complicato prima e continua ad esserlo ora; potrebbero esistere sistemi che meritano la definizione di vivente basati su principi completamente diversi da quelli che conosciamo o possiamo immaginare, come potrebbero esistere sistemi simili al nostro. Il problema non è come sono fatte queste forme di vita (lo studieremo casomai dopo che le avremo scoperte!), il problema è “intercettarle“. L’idea che l’arsenico possa sostituire il fosforo o quella che il silicio possa sostituire il carbonio nelle molecole che compongono i viventi implicano modelli di organismi viventi simili a quello che conosciamo. Ma non è detto che la “vita al silicio” debba essere simile alla nostra. Ci avranno ben insegnato qualcosa i computer…

© Riproduzione riservata

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